Salerno. Archeologia: Il premio BMTA per il villaggio curdo di Bassetki

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E’ la grande città dell’Età del Bronzo situata presso il piccolo villaggio curdo di Bassetki nella regione autonoma del Kurdistan, fondata intorno al 3000 a.C. e la cui storia si è protratta per 1200 anni, la più importante scoperta dell’anno. All’antico villaggio curdo è andato il Premio International Archaeological Discovery Award, intitolata a Khaled al-Asaad, direttore dell’area archeologica e del museo di Palmira dal 1963 al 2003 che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale iracheno. Lo hanno deciso la Bmta e la rivista Archeo in collaborazione con Current archeology (Regno Unito), Antike welt (Germania), Dossiers d’archeologie (France) e Archaologie der schweiz (Svizzera).

Il Premio sarà consegnato a Peter Pfälzner, coordinatore della missione archeologica e direttore del Dipartimento di archeologia del Vicino Oriente e dell’Institute Ancient Near Eastern Studies dell’Università di Tubinga (Germania).

Il villaggio di Bassetki è considerato un avamposto del regno Accadico (2340-2200 a.C.) considerato il primo impero della storia umana. Come hanno rilevato le analisi compiute dagli archeologi, si trattava di una città fortificata, protetta dagli invasori grazie ad un muro eretto intorno al 2700 a.C. e che ne circondava la parte superiore. Il sito comprendeva anche un’area abitata fuori dal centro ed estesa per un chilometro, un cimitero appena fuori la città, vasti distretti residenziali ed un’ampia rete stradale. La presenza inoltre di tavolette assire cuneiformi del 1300 a.C. ha suggerito agli archeologi l’esistenza di un tempio dedicato al dio mesopotamico del clima Adad. Un ritrovamento, quello del team di Pfalzner, che ha aiutato anche gli studiosi a risolvere il mistero del frammento bronzeo del dio-re accadico Naram-Sim, trovata nell’area di Bassetki durante la guerra in Iraq del 2003 e a scoprire le origini di questo importante reperto dell’Età del Bronzo.

In occasione del suo ventennale, la Bmta (Paestum, 26-29 ottobre), riconosciuta sin dal suo inizio da Unesco e Unwto quale best practice di dialogo interculturale, sarà anche in lingua araba. “Non è un progetto commerciale, ma culturale -come afferma il fondatore e direttore Ugo Picarelli- quella di una nuova forma di inclusione sociale, in nome della denominazione “Mediterranea” della Borsa (area geografica crocevia di civiltà) e del voler perseguire la mission della “diplomazia culturale”. Nel salernitano, come nel Sud Italia, vivono migliaia di cittadini arabi, moltissimi dei quali, probabilmente, del patrimonio culturale non sanno nulla, benché vivano in luoghi dove si afferma la loro storia e dove emerge a pieno una parte non certo secondaria della loro tradizione culturale. Scoprirla non è solo un’acquisizione di conoscenza, ma una opportunità di dialogo e confronto, consapevoli nella loro lingua che il patrimonio culturale, non solo quello dei siti Unesco, appartiene anche a loro”.

@affaritaliani.it