No Paradise If You Are Killed by a Woman: le donne curde, la guerra e la memoria arrivano a Venezia
Alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il regista curdo Halkawt Mustafa ha portato sul grande schermo la storia di Vyan, una cecchina curda impegnata nella guerra contro l’ISIS. Un film che parla di guerra, perdita e trauma, ma soprattutto della forza delle donne curde.
Tra le opere presentate alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, No Paradise If You Are Killed by a Woman si distingue per uno sguardo rivolto a una delle pagine più drammatiche e, allo stesso tempo, più significative della storia recente del Kurdistan: la guerra contro lo Stato Islamico e il ruolo delle donne curde che hanno scelto di combatterlo.
Diretto da Halkawt Mustafa, regista nato nel Kurdistan iracheno e trasferitosi da bambino in Norvegia, il film è stato presentato nella sezione Venice Open – Fuori Concorso. La pellicola, della durata di 110 minuti, è una coproduzione internazionale tra Norvegia, Kurdistan iracheno, Emirati Arabi Uniti e Svezia ed è interpretata da Avan Jamal, Thorbjørn Harr, Kanar Sarchl e Kader Jalal. Il film è prevalentemente in lingua curda.
Vyan: una donna che torna tra le macerie di Mosul
La protagonista è Vyan, una cecchina curda che ha imparato a sopravvivere alla guerra mettendo a tacere le proprie emozioni. Quando scopre che la sorella minore, che credeva morta durante l’offensiva dell’ISIS del 2014, potrebbe essere ancora viva e prigioniera a Mosul, Vyan decide di tornare nella città. Quella che inizialmente appare come una missione di salvataggio diventa progressivamente un viaggio nella memoria e nel trauma.
Mosul non è soltanto lo scenario della vicenda: è il luogo nel quale la protagonista è costretta a confrontarsi con ciò che ha cercato di dimenticare. Tra le rovine di una città devastata dalla guerra, la ricerca della sorella diventa anche una ricerca di sé stessa. La stessa Biennale presenta Vyan come una donna sopravvissuta alla guerra attraverso la repressione delle proprie emozioni, chiamata ora ad affrontare il trauma che per anni ha cercato di silenziare.
Una storia nata dall’esperienza del regista
Il rapporto tra il film e la realtà vissuta dal regista è particolarmente significativo. Prima di dedicarsi al cinema, Halkawt Mustafa ha inoltre lavorato come fotografo di guerra e nel 2014 ha seguito direttamente i combattimenti in prima linea.
È proprio quell’esperienza ad aver alimentato la necessità di raccontare questa storia. Durante il conflitto Mustafa ha incontrato donne curde impegnate a combattere contro l’ISIS e ha osservato da vicino una realtà fatta non soltanto di combattimento, ma anche di paura, perdita, solidarietà e incertezza. Come ha spiegato il regista, il film nasce dal desiderio di raccontare queste donne dal suo punto di vista e di mostrare non soltanto la loro capacità di combattere, ma anche le persone e gli affetti per i quali combattono.
In questo senso, No Paradise If You Are Killed by a Woman non vuole essere soltanto un film di guerra. Dietro l’azione e la violenza del conflitto emerge una domanda più profonda: che cosa rimane di una persona dopo aver attraversato la guerra?
Una voce curda sul cinema internazionale
La presenza di No Paradise If You Are Killed by a Woman a Venezia rappresenta inoltre un momento significativo per il cinema curdo. Il film è stato presentato a Venice Open – Fuori Concorso il 7 settembre 2026, segnando la sua première mondiale alla Mostra del Cinema. Sono previste inoltre proiezioni l’11 settembre alle 20:30 all’Astra 1 e il 12 settembre alle 16:30 alla Sala Darsena.
La partecipazione veneziana arriva inoltre in un momento importante per il film: No Paradise If You Are Killed by a Woman è stato selezionato dall’Iraq come candidato alla categoria Miglior film internazionale agli Academy Awards. Al di là dei riconoscimenti e delle competizioni internazionali, ciò che rende importante questa opera è la possibilità di portare sul grande schermo una storia raccontata attraverso una prospettiva curda.
Non una storia raccontata dall’esterno, ma una storia che nasce dall’esperienza di un regista, dalle sue esperienze durante la guerra e dall’incontro con le donne che hanno vissuto quel conflitto. La violenza del conflitto fa da sfondo a una storia profondamente umana fatta di amore, perdita, memoria e speranza.
È questa la prospettiva con cui No Paradise If You Are Killed by a Woman si presenta al pubblico internazionale: non soltanto il racconto di una donna che ha combattuto contro l’ISIS, ma il ritratto di una donna che, dopo aver attraversato la guerra, continua a cercare ciò che la guerra non è riuscita a distruggere. La speranza.




