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“Lehî” di Firat Cewerî: ritorno, esilio e verità nella capitale curda

Nella stanza d’albergo dello scrittore irrompe un uomo con un coltello in mano. Un uomo che doveva essere morto.

Così ci aveva lasciati Il matto, la prostituta e lo scrittore, sospesi tra dubbio e inquietudine, a chiederci cosa fosse realmente accaduto ai protagonisti nella capitale curda della Turchia durante i giorni del Festival della Letteratura curda. Era l’occasione che aveva riportato lo scrittore nella propria terra natia dopo anni di esilio in Svezia. Un ritorno carico di memoria, ferite e aspettative.

Con Lehî, uscito il 16 febbraio 2026 per Calamaro Edizioni nella collana Kurdistan e traduzione di Francesco Marilungo, Firat Cewerî ci conduce dentro quell’epilogo sospeso e ne svela, poco a poco, la verità.

Un romanzo sul destino e sullo spaesamento

Nel seguito scopriamo come si sia giunti a quel momento drammatico e cosa si nasconda dietro i giorni trascorsi in Kurdistan. Le vite dei personaggi, ciascuno a suo modo legato alla causa della libertà del popolo curdo, giungono a un punto di svolta.

C’è chi non riesce a sottrarsi al proprio destino.
C’è chi tenta di ricominciare altrove, lasciando il Paese per cui aveva tanto lottato.
C’è chi si scopre esule in patria.
E chi, fuggendo all’estero, cerca un riscatto personale, una nuova possibilità di dare senso al proprio vissuto.

In Lehî il tema dell’esilio si fa interiore prima ancora che geografico. L’appartenenza diventa domanda, la memoria un campo di battaglia. Il ritorno non è mai semplice: è confronto con ciò che si è stati e con ciò che si è diventati.

Firat Cewerî: una voce centrale della letteratura curda contemporanea

Nato nel 1959 nella provincia di Mardin, nel sud-est della Turchia, Firat Cewerî è tra i più importanti scrittori curdi contemporanei. Negli anni ’80 si trasferisce in Svezia, meta di numerosi intellettuali curdi in fuga dalla repressione turca.

Figura di primo piano del panorama culturale curdo in esilio, è membro del PEN Club e fondatore dell’Associazione Scrittori Kurdi in esilio. Per circa dieci anni ha lavorato alla rivista curda Nûdem. Ha tradotto in curdo autori come Dostoevskij, Čechov e Steinbeck, curato antologie di poesia e racconti, e visto le proprie opere tradotte in svedese, tedesco, turco, persiano e kurdo sorani.

Tra i numerosi riconoscimenti:

  • nel 2018 riceve il premio dell’Accademia Svedese per la traduzione della letteratura svedese;
  • nel 2020 il Governo autonomo del Kurdistan iracheno gli attribuisce il premio “Penna d’Oro”;
  • nel 2023 viene nuovamente premiato per la promozione della cultura svedese all’estero;
  • nel 2024 riceve il Premio Internazionale Ostana per il suo impegno nella difesa e valorizzazione della lingua curda.

In Italia, sempre per Calamaro Edizioni, nel 2022 è uscito Il matto, la prostituta e lo scrittore (Ez ê yekî bikujim, 2008), che ha introdotto il pubblico italiano all’intensità narrativa e politica della sua scrittura.

Con Lehî, Cewerî continua a interrogare la condizione dell’esilio, la responsabilità dell’intellettuale e il rapporto tormentato tra individuo e patria. Un romanzo che parla del Kurdistan, ma anche di ogni luogo in cui identità, memoria e libertà sono in tensione continua. Un’opera che, ancora una volta, ci invita a non smettere di porci domande.

Scheda del libro

Titolo: Lehî
Autore: Firat Cewerî
Traduzione: Francesco Marilungo
Editore: Calamaro Edizioni
Collana: Kurdistan
Uscita: Febbraio 2026
Pagine: 206
Prezzo: € 18,00
ISBN: 979-12-81610-22-4

 

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Lehî di Firat Cewerî e traduzione di Francesco Marilungo